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PMI: 9 consigli per migliorare la vostra copertura contro il rischio di cambio

Scoprite le 9 misure che una PMI svizzera può adottare per limitare il proprio rischio di cambio. Ogni tecnica è illustrata con i relativi costi, vantaggi e svantaggi.

In breve

• Le PMI svizzere esportatrici, in particolare nel lusso, nel farmaceutico e nell'elettronica, subiscono regolarmente un'erosione dei margini a causa del rischio di cambio.
• Si distinguono soprattutto il rischio di transazione (variazione tra fatturazione e pagamento) e il rischio economico (impatto strutturale sulla redditività), da affrontare in via prioritaria.
• Adottare una strategia adeguata (copertura, tempistica, scelta delle valute) permette di limitare questi danni e preservare i margini all'export.

Fenomeno intrinseco a qualsiasi operazione di cambio a livello internazionale, il rischio di cambio pesa sui margini commerciali della vostra azienda.

Grazie alla vicinanza geografica con l’Unione europea (UE) e alla fama mondiale di alcuni dei suoi settori produttivi (lusso, industria farmaceutica ed elettronica), la Svizzera conta numerose PMI il cui fatturato deriva, in gran parte, dalle esportazioni.

Di conseguenza, il rischio di cambio riduce regolarmente i margini di queste vendite internazionali. Esistono tuttavia soluzioni per adattare il vostro processo di vendita al fine di ridurre questo danno e preservare i vostri profitti!

#1 Conoscere i diversi tipi di rischio di cambio

Sebbene sia frequentemente utilizzata nell’ambito del commercio internazionale, l’espressione «rischio di cambio» è spesso soggetta a numerosi abusi di linguaggio.

Infatti, qualsiasi operazione commerciale di acquisto o di vendita tra due parti appartenenti a paesi diversi espone gli interlocutori a diversi rischi di cambio, ovvero:

  • Il rischio di trasferimento: si tratta del rischio che il governo di una delle parti adotti una politica che impedisca qualsiasi trasferimento di valuta a livello internazionale;
  • Il rischio di convertibilità: si tratta del rischio che il governo di una delle parti si rifiuti di vendere qualsiasi valuta sotto forma di prestito o di obbligazioni;
  • Il rischio di transazione: si tratta del rischio che la valuta si apprezzi o si deprezzi nel periodo che intercorre tra la fatturazione e il pagamento;
  • Il rischio economico: si tratta del rischio che il mercato dei cambi incida sulla redditività strutturale di un prodotto, riducendo il valore dei ricavi e/o aumentando il costo delle spese.

Nell’ambito del presente articolo, saranno trattati questi ultimi due tipi di rischio (rischio transazionale e rischio economico) al fine di ridurre al massimo i danni causati da una potenziale rivalutazione o svalutazione delle valute.

#2 Comprendere l’origine del rischio di cambio

Poiché il processo di vendita è scandito da numerose tappe (preventivo, fattura, pagamento…) e il rapporto di valore tra due valute nell’ambito di una transazione internazionale varia nel tempo, i prezzi comunicati al momento della fatturazione sono soggetti a scarti spesso imprevedibili.

È dunque per proteggersi da questa instabilità tra il franco svizzero e qualsiasi altra valuta che il venditore elvetico può avere interesse ad adottare una soluzione adeguata alle proprie problematiche di cambio.

NB: sebbene il margine commerciale sia reso incerto dalle variazioni del tasso di cambio, proteggersi dal rischio di cambio comporta costi variabili. Prima di ogni altra cosa, è dunque essenziale porsi la seguente domanda: è redditizio mettere in atto una copertura contro il rischio di cambio?

#3 Contattare l’interlocutore giusto in base alle vostre esigenze di copertura del cambio

A seconda della complessità delle operazioni di cambio che desiderate effettuare, dell’importo e della frequenza delle vostre transazioni, nonché del tipo di soluzione presa in considerazione, l’interlocutore ideale non sarà lo stesso.

Gli istituti bancari sono intermediari classici per qualsiasi operazione di copertura del cambio. Poiché il rischio di cambio rappresenta un tema abituale per i bancari adeguatamente formati, l’offerta bancaria ispira generalmente fiducia.

Tuttavia, questa soluzione comporta diversi vincoli gestionali, in particolare:

  • una struttura tariffaria poco trasparente;
  • tariffe spesso elevate (spese di gestione, premi);
  • accessibilità ridotta;
  • tempi di attesa talvolta troppo lunghi;
  • tassi di cambio talvolta scollegati dalla realtà del mercato.

I broker di cambio rappresentano quindi un’alternativa interessante, in particolare in termini di facilità di gestione, poiché l’avvento di Internet ne ha permesso lo sviluppo online, e ciò a tariffe spesso molto più ragionevoli, dato che la loro struttura di costi ne risulta alleggerita, come nel caso del servizio di cambio online b-sharpe.

#4 Avviare trattative commerciali con il vostro interlocutore

Se in linea generale il pagamento effettuato dall’acquirente è espresso nella sua moneta nazionale, resta del tutto possibile per il venditore esigere un pagamento nella propria moneta.

Tuttavia, un simile approccio trasferisce l’intero rischio di cambio all’acquirente. Per potervi permettere questo tipo di negoziazione, è quindi meglio disporre di un solido argomentario commerciale, ad esempio:

  • avere una posizione di monopolio sul mercato;
  • disporre di vantaggi competitivi unici e non replicabili;
  • offrire una tariffa estremamente bassa, in grado di compensare qualsiasi rischio di cambio per l’acquirente;
  • mantenere un solido rapporto di fiducia con l’acquirente (politica di fidelizzazione a lungo termine).

Al di là della radicalità di una simile posizione, la negoziazione è un processo fondamentale per ripartire ed equilibrare al meglio il rischio di cambio tra le due parti.

Da notare: qualunque sia la decisione presa, la negoziazione sulla ripartizione del rischio di cambio tra due imprese è una questione delicata, poiché nel lungo periodo comporterà inevitabilmente un vincitore e un perdente, a seconda dell’andamento dei tassi di cambio.

#5 Stabilire preventivamente clausole di indicizzazione per mettere in sicurezza il rischio di cambio

Al fine di concordare le misure da adottare in caso di variazioni del tasso di cambio nella coppia di valute tra acquirente e venditore, questi ultimi possono concordare diverse clausole, più o meno vantaggiose per l’una o l’altra delle parti:

  • La clausola di adeguamento dei prezzi: consiste nell’addebitare all’acquirente l’intero importo delle variazioni dei tassi di cambio, in conformità con il consiglio fornito in precedenza. Questa opzione è chiaramente a vantaggio del venditore;
  • La clausola multivaluta (clausola di cambio multiplo): consiste nell’indicare l’importo in fattura in diverse valute. La parte designata dal contratto sceglie, alla scadenza, la valuta di sua preferenza. Questa opzione è vantaggiosa per la parte definita come decisore;
  • La clausola di indicizzazione a «tunnel»: consiste nel fissare i prezzi prima del pagamento, a condizione che la variazione dei tassi di cambio rimanga all’interno di un «tunnel», ovvero tra una soglia minima e un limite massimo. Al di fuori di questi limiti, il rischio di cambio inciderà sulla determinazione dei prezzi;
  • La clausola di indicizzazione valutaria: consiste nel fissare il prezzo in relazione a un parametro di riferimento esterno (ad esempio una valuta meno volatile) al fine di rafforzare la stabilità del tasso di cambio;
  • La clausola di indicizzazione su un paniere di valute: si tratta dello stesso meccanismo, ma i valori non vengono fissati su una singola valuta bensì su un paniere di valute come il DSP (anche in questo caso, la volatilità risulta ridotta, così come il rischio di cambio);
  • La clausola di opzione valutaria: si tratta di fissare il prezzo in relazione a un riferimento esterno; tuttavia, in questo caso la scelta viene effettuata da una delle parti prima di ciascuna transazione;
  • La clausola di ripartizione del rischio: entrambe le parti devono attenersi a un accordo preventivo che stabilisce una ripartizione (in percentuale) dell’assunzione del rischio di cambio (ad esempio, il 50% per ciascuna delle parti).

#6 Optare per una valuta terza e puntare sulla neutralità

Diverse ragioni possono spingere le parti a scegliere una valuta terza come mezzo di scambio tra le due valute nazionali. Tali motivi possono derivare sia da un accordo commerciale tra acquirente e venditore, sia da vincoli imposti dal governo.

Infatti, alcune legislazioni impongono l’uso della valuta nazionale per tutte le transazioni che vi si svolgono. Allo stesso modo, alcune aree geografiche possono rivelarsi favorevoli alla vendita, ad esempio nel contesto dell’import-export che coinvolge diverse regioni. A volte, addirittura, alcuni Stati non dispongono di un mercato dei cambi: in tal caso è necessario ricorrere a un paese terzo.

Da notare: una decisione di questo tipo introduce il concetto di rischio di cambio incrociato che, sebbene talvolta possa andare a vantaggio di entrambe le parti, complica il processo di copertura del rischio di cambio.

#7 Effettuare uno swap valutario (cross currency swap) per mantenere un equilibrio valutario

Tradotto letteralmente, lo swap valutario consiste in uno scambio iniziale di valute estere (il cui importo è concordato di comune accordo) tra le due parti, ciascuna delle quali si impegna a versare all’altra gli interessi con una frequenza prestabilita. Alla scadenza, le due parti si impegnano infine a restituirsi l’importo concordato.

Buono a sapersi: lo swap valutario può essere descritto come un prestito parallelo tra le due società.

Gli esportatori, dal canto loro, possono beneficiare di uno swap sulle esportazioni, ovvero un anticipo in valuta convertibile concesso dalla Banca centrale. Tale anticipo viene rimborsato dall’esportatore una volta incassati i pagamenti.

#8 Aprire una filiale all’estero per i mercati più redditizi

A seconda dei casi, un volume di produzione o un fatturato elevato può giustificare, per alcune imprese, la decisione di aprire una filiale nel paese di destinazione. Sebbene si tratti di un’operazione complessa e costosa, essa può consentire alla società di trasferire il rischio di cambio alla propria filiale anziché alla casa madre.

Quando il flusso delle esportazioni di merci verso un Paese estero raggiunge un volume sufficientemente consistente, può essere vantaggioso trasferire una parte dei costi e dei ricavi a una filiale locale. Una simile operazione giuridica è, ad esempio, perfettamente realizzabile tra la Svizzera e l’UE.

Tuttavia, è bene conoscere in anticipo alcuni punti, ovvero:

  • gli obiettivi di redditività e di espansione della vostra azienda;
  • la cultura e le consuetudini professionali del mercato di riferimento;
  • la forma giuridica dell’entità da costituire in loco;
  • la rete di potenziali partner da contattare in loco;
  • i membri del vostro team che potrebbero lavorare all’estero.

#9 Gestire i vostri flussi finanziari per limitare l’importo soggetto al rischio di cambio

Internazionalizzando la vostra produzione e le vostre attività commerciali, è possibile attuare una politica di compensazione (nota anche come «netting»). Tale politica consiste nel bilanciare l’ammontare degli incassi e dei pagamenti della vostra filiale all’estero, con l’obiettivo di ridurre il saldo esposto al rischio di cambio.

In pratica, i debiti della casa madre possono essere trasferiti alla vostra filiale nei periodi in cui la valuta estera si apprezza rispetto al franco svizzero, al fine di compensare il fatturato realizzato all’estero (riducendo così il rischio di cambio associato) e liberando al contempo la vostra società da tali oneri.

La sfida consiste quindi nel trarre il massimo vantaggio dall’andamento favorevole dei tassi di cambio nelle vostre coppie di valute, al fine di ottimizzare il valore delle vostre operazioni di cambio. Questa tecnica di tempistica nel cambio è nota come «termaillage».

Attenzione: tale pratica è complessa e richiede molto tempo; pertanto, i vantaggi derivanti dal termaillage devono sempre essere valutati alla luce dei vincoli di liquidità che comportano.

Il raggruppamento di ordini e pagamenti consente di gestire meglio i flussi di entrate e uscite, riducendo al contempo il numero di operazioni da gestire. La vostra azienda (così come le banche) potrà così ottimizzare sia la copertura contro il rischio di cambio sia la gestione della liquidità.

Ora conoscete 9 modi per gestire i vostri processi di produzione e commercializzazione al fine di ridurre il rischio di cambio associato alle operazioni valutarie della vostra azienda a livello internazionale!

È bene sapere, tuttavia, che esistono altri metodi più tecnici per ottimizzare la copertura del rischio di cambio, che richiedono un maggiore impegno e una maggiore competenza in materia di mercati valutari.

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